Vidi qualcuno, era solo, solo in un bosco se era un bosco, oppresso da alberi che lo privavano di ogni luce, di ogni speranza, la vegetazione non dava vie di uscita.
L’uscita non c’era o forse era alle spalle ma non la vedeva, non voleva tornare indietro, voleva dimenticare quello che ormai era passato.
Il futuro non aveva strade o sentieri, era buio, lui camminava senza meta, fra la vita e la morte.
Il cammino proseguì ma davanti vi era un impedimento, una macchia, un’ombra.
Si avvicinava, chiusi gli occhi, quando li aprii non era più lì, era altrove.
Dietro le spalle aveva un orso, il pericolo non vi era più o forse non vi era mai stato.
Continuò il cammino, superò vari ostacoli ma ad uno ad non trovò soluzione, un muro, un muro o la fine della vita, la strada che trova conclusione.
Voleva andare avanti ma non vi era passaggio, lo cercò ma non lo trovò, fu preso dalla disperazione, chiuse gli occhi, non voleva vedere la sofferenza ma poi li riaprì[1], una luce sostituì il muro.
La luce era troppo forte, ma continuò a camminare nel buio dell’immensa luce e urtò, urtò contro un qualcosa che poteva essere una porta, l’aprì o forse gli si aprì davanti.
Dentro quella casa, se era una casa, vi era qualcuno, qualcuno che aveva amato ma che non gli era più vicino.
Ma in quell’istante io vidi qualcuno nello specchio, era lui o credevo che fosse lui, invece ero io e quello che avevo visto era la mia vita.
La mia vita e la mia morte nell’intersecarsi dell’esistenza umana.
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