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mercoledì 21 dicembre 2011

Le Nuvole


Le nuvole mi apparivano in cielo chiare e distinte come semplici stimoli di una vita sofferta e ormai stanca.
L’albero, sovra me stante, sembrava volermi ricordare che anch’esso con me aveva vissuto in silenzio e sofferenza.
Ormai ero convinto di dover salutare questo mondo ma una voce sottile irruppe nei miei sogni, era lei, l’unica donna che era riuscita a rompere[1] la monotonia della mia esistenza.
Alzatomi dal mio letto erboso mi ritrovai nella solita vecchia casa di periferia[2] con lei indaffarata a prepararmi la forse povera, ma desiderata, colazione.
Eppure, a pensarci[3], in gioventù mai avevo provato tanto piacere nel fare[4] colazione, che, invece[5], avevo sempre disprezzato, ma il senso di maturità e la gioia di lei così felice di amarmi, mi spingeva[6] a fare qualsiasi cosa pur di renderla felice.
In questo modo, ogni giorno, passava[7] la mia mattinata, prima di immergermi[8] in un mondo indaffarato nella continua ricerca di un util proprio, indifferente alla[9] tristezza di coloro che hanno sempre faticato senza vivere la loro vita.
Ed ogni giorno mi avviavo al mio lavoro come sempre illudendomi di vivere una nuova avventura, e forse oggi l’avrei vissuta.
Il mio ufficio sembrava un vecchio sgabuzzino,[10]dove tanti piccoli topi[11] assecondavano i comandi di un vecchio avido gatto.
Costui si divertiva a maltrattare o ad inseguire sino a sottomettere i suoi dipendenti ed io ero uno degli oppressi.
L’oppressione era in me certezza di non poter fare, e di fare qualcosa di non volere.
Una serie[12] di incomprensioni e di incertezze nelle certezze, e un’insoddisfazione, che si placava solo con lei.
Lei era la mia unica[13] sicurezza e nello stesso tempo il dolce involucro di un qualcosa che sarebbe stato nostro.
Era un qualcosa che aspettavamo da tempo, se esiste il tempo per[14] un qualcosa, per suggellare la nostra unione[15], era semplicemente Amore.
Il tempo giunse, e Amore c’era, c’era e non lo vedevo, forse perché troppo piccolo o forse perché simbolo di un unione, che non c’era più, e di sicurezze, che non avrei più avuto.[16]
La mia anima era morta, ma forse non l’avevo mai avuta, lentamente mi ritrovai in un mare d’alcool dove l’unico appiglio era una bottiglia.
Il lavoro ormai l’avevo perso e più niente mi legava a questa vita così insignificante, ma c’era ancora qualcosa che dovevo fare e non avevo fatto.
La mia famiglia mi era stata vicina e mi teneva in vita in nome di qualcosa di meraviglioso che non desideravo conoscere e vedere.
Mia sorella insisteva affinché ritornassi in quel luogo in cui era stata messa in scena[17] la mia ultima sofferenza, così almeno speravo, e lì ritrovassi la forza di vivere[18], che trovavo solo in Lei.[19] 
Ma l’unico luogo che realmente desideravo frequentare, era una sudicia osteria di porto degna di topi di fogna, quale io ero, dove ricordare il passato o forse dimenticarlo.
Lì mi sovvenne in mente[20] la mia infanzia e tutto il resto prima che incontrassi Lei, la casa, lo studio, gli amici, chissà se ne ho mai avuti.
Una vita come tante altre in cui i momenti di piacere risultavano sempre troppo brevi o troppo pochi.
Mi potevo definire un sottomesso del genere umano o della Natura in se stessa, avevo vissuto con la gioia di aiutare gli altri, conscio di non essere ripagato, ma non mi aspettavo ciò.[21]
L’unico premio era un po’ di comprensione, che fosse amore e che ebbi solo da Lei.
In quei momenti la mia rabbia si muoveva contro quel Dio degli uomini, che più volte mi aveva mostrato la sua indifferenza alla sofferenza umana, permettendo ad altri uomini di rendersi oggetti di violenza.
Il frequentare la casa di Dio era reminiscenza di un passato molto lontano e di una insofferenza nei riguardi dei suoi vescovi, bigotti uomini agenti in nome di un Qualcuno, il più delle volte in modo errato.
La fede era solo speranza di un qualcosa che non c’era e non poteva essere, ma nello stesso tempo era anche ragion di vita di un essere come me, che l’aveva sempre spregiata, troppo debole per non cercarla.[22]
Proprio essa, forse, mi spinse fuori da quella voragine in cui ero caduto e da cui, altrimenti, non sarei più uscito senza un qualcosa di realmente grande.
Io, restio, come sempre, titubante cercavo di sapere se realmente valesse la pena di riaccostarsi a quelle reminiscenze di cristianità, ormai, troppo lontana nel tempo e priva di quei significati che appresi nella mia infanzia.
Forse inconsapevolmente mi riavvicinai e tornai a vivere più di prima, ma prima non so se vivevo.
Il vizio in cui caddi, lo abbandonai quasi del tutto, pronto a ricaderci da un momento all’altro, per prepararmi alla mia nuova vita.
La vita che mi attendeva, di certo non era migliore di quella precedente, ma non peggiore, uguale.
Il lavoro, non mi fu facile riaverlo[23] ma il vecchio gatto alla fine cedette, d’altronde dove avrebbe trovato un altro servo per la sua organizzazione.
L’ufficio mi fu ridato ed era realmente una topaia che non mi permetteva di essere quello che volevo essere.
In tutto vedevo una speranza per il genere[24] umano, ma non riuscivo a comprendere quale sarebbe stato il mio ruolo[25] in tale società, il cui termine nascondeva quei disaccordi tra coloro che la costituiscono.
Ciò che volevo essere forse lo scoprii quando, dove Lei spirò, mi apparve il frutto del nostro amore, le nostre due anime che si erano congiunte per generare un qualcosa di stupendo.
Colei che mi avrebbe chiamato padre era rimasta da sola per egoismo paterno nel momento di maggior bisogno, ero responsabile delle sue incomprensioni e sofferenze nel mondo.
Il desiderio di vederla[26] mi liberò dalle sofferenze umane ma non mi celò le incertezze del futuro.
L’avevo tra le braccia, e a stento riuscivo a celare la mia enorme gioia,[27] ma non trovavo quella pace che avrei desiderato nel riprendere qualcosa di mio, che doveva essere nostro,[28] forse non ero ancora preparato ad avere una figlia, o forse non ero preparato a crescerla da solo.[29]
La riposi nel suo sito per cercare una soluzione, nel frattempo, alle mie incertezze.
Viaggiai molto girovagando senza meta, dalla realtà alla fantasia senza riconoscerne le differenze, il mondo dei sogni mi apriva ampie porte ma quelle che ricercavo non erano mai aperte o forse non c’erano.
Ripresomi, la vita mi apparve come sempre sofferta e terribile in tutte le sue sfumature.
Nell’incertezza provai l’enorme desiderio di rivolgermi a qualcuno a me caro che sapevo non avermi mai abbandonato.
I miei genitori feriti dalla sofferenza e dalla vecchiaia aprirono nuovamente le porte a un loro figlio.
Disposti a curare mia figlia, mi permisero di partire e visitare il mondo e comprendere le sue contraddizioni. 
La ricchezza celava solitudine e enorme sofferenza, l’uomo diveniva sempre più diffidente verso gli altri e verso se stesso.
Il destino mi diresse verso quei luoghi ma il mondo non mi apriva nuove porte, tutto ciò che vedevo già conoscevo e pativo.
L’inutilità del mio girovagare mi ricondusse da dove ero venuto per crescere e preparare un nuovo sofferente del mondo.
Crescemmo e soffrimmo insieme, la vita le si presentava[30] più felice ed io ero felice.
Ma la felicità fin quando l’avrebbe accompagnata ?
Quando scrissi ciò la morte mi era lontana ma ora è troppo vicina e le nuvole...


[1] Nella prima stesura si preferì “variare”
[2] Nella prima stesura si preferì “d’albergo”
[3] Non presente nella prima stesura
[4] Nella prima stesura si preferì la forma “fare una colazione”
[5] Non presente nella prima stesura
[6] Nella prima stesura si preferì “spinse”
[7] Nella prima stesura si preferì “trascorreva”
[8] Nella prima stesura si preferì la forma “che mi immergessi”
[9] Nella prima stesura si preferì “della”
[10] Nella prima stesura si preferì usare l’inciso “, come era sempre stato,” non presente in questa stesura
[11] Nella prima stesura si preferì usare l’inciso “, di cui ero un esponente,” non presente in questa stesura
[12] Nella prima stesura si preferì “circolo”
[13] Non presente nella prima stesura
[14] Nella prima stesura si preferì “di”
[15] Non presente nella prima stesura
[16] Nella prima stesura si preferì a questo periodo “Nove petali di uno stupendo fiore cadevano lentamente nell’attesa di un fiore più piccolo ma più grande, sintesi di due fiori. I petali caddero e il fiore ormai stremato morì, ma lui c’era. C’era e non lo vedevo, forse perché troppo piccolo o forse troppo sofferto per essere visto da me sofferente”
[17] Nella prima stesura si preferì “si era evoluta”
[18] Nella prima stesura si preferì “vita”
[19] Nella prima stesura si preferì “in mia moglie”
[20] Non presente nella prima stesura
[21] Nella prima stesura si preferì la frase “ma certo non cercavo premi”
[22] Non presente nella prima stesura
[23] Nella prima stesura si preferì “riprenderlo”
[24] Nella prima stesura si preferì “l’esistenza”
[25] Nella prima stesura si preferì la frase “ma non per comprendere che cosa volevo essere”
[26] Nella prima stesura si preferì “rivederla”
[27] Tale inciso non era presente nella prima stesura
[28] Tale inciso non era presente nella prima stesura
[29] Tale inciso non era presente nella prima stesura
[30] Nella prima stesura si preferì “proponeva”

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