Trovai questa storia non so in qual sito, ma forse fra i miei sogni più scabrosi.
Tutto cominciò o meglio ebbe fine quando l’amicizia divenne amore.
Il tempo trasformò le persone e mutò i sentimenti, il tempo avvicinò due persone in ricordo di un passato.
La reminiscenza del tempo andato, le disavventure del tempo passato, annegano alla presenza di un amore che sboccia.[1]
Anni passati senza curarsi e senza conoscersi nel vedersi, o forse nell’odio più aspro, che col crescere nella comune sofferenza diveniva qualcos’altro.
L’uomo capiva l’altro uomo e ne ammirava la forza, non fisica, ma spirituale e ne capiva l’animo e l’ideale.
Così attratti da un medesimo scopo[2] si avvicinavano sempre più sino ad essere ciò che non poteva essere nella diversità, ma l’unione era un istante, perché poi vi era solo dissidio.
La divisione non fu sanata e l’unione rimase un’illusione.
Il tempo passò e il destino li riavvicinò sotto una nuova stella che doveva essere amore, ma vero amore.
Le ore felici furono giorni, mesi , anni e poi, poi niente più, la famiglia, i figli, il lavoro accompagnati da un lento allontanamento da quell’amore iniziale, che solo nel dolore sarebbe rinato.[3],[4]
La gioia del matrimonio durò poco, non perché non vi fosse amore, ma perché i tempi non permettevano una felicità duratura ed una vita libera.
Ogni giorno si era costretti a prestare giuramento[5] ad un simbolo, ad un qualcuno che aveva illuso in nome di un futuro migliore, una nazione che non c’era.
Forse avrebbe dovuto opporsi, ma ora aveva una famiglia, che non lo rispettava più, era un debole[6], ma non poteva rischiare ripercussioni su di essa.
Già suo padre nel passato, era morto per difendere una patria non sua, in una guerra di cui non conosceva le ragioni, per il desiderio di potere di un qualcuno, che andava al di là dei massacri e genocidi.[7]
Cresciuto senza un padre, vedeva nello stato e nelle istituzioni, un qualcosa in cui non si rispecchiava, un mondo in cui gli interessi borghesi prescindevano dall’utilità pubblica.[8]
Con l’amore era riuscito a dimenticare[9] la sofferenza che ne scaturiva, o forse non aveva dimenticato, si illudeva.
La sopportazione non aveva limiti, il dolore era una costante del tempo, quel tempo che prima segnava il piacere ed ora scandiva in ogni suo rintocco il dolore e feriva l’uomo.
La rinuncia era totale, l’alienazione era in ogni sua azione, la famiglia risentiva dell’apatia scaturente dalla sofferenza di un uomo che doveva esserne la guida ed invece aveva paura della sua ombra.
In quegli anni di sofferenza credeva al movimento[10] come soluzione al dolore, ma nel giorno di Maggio del suo trentesimo[11] compleanno, vide un uomo che si oppose per essere ritrovato esanime pochi giorni dopo.
Il nome di costui scomparve nella sua mente per far posto ad altri ed altri ancora morti per la difesa dei propri ideali e di una falsa nazione.
Il giovane si tolse quella maschera che aveva e cercava in sé la verità assoluta, ma sapeva che non l’avrebbe trovata o forse non avrebbe trovata una ma centomila, e per questo nessuna.[12]
Si era creato una famiglia, e le immagini del passato ritornavano vivide nella sua mente.[13]
L’incontro dopo tanto tempo, ma non ricordava quanto, la meraviglia di trovarsi di fronte ad un’immagine non più sbiadita, e la luminosità che irradiava il suo volto.[14]
Il rivivere l’amore che sbocciava in un attimo, e la spavalderia che svaniva di fronte a lei.
La goffaggine nel rivelarle i suoi sentimenti e la trepidazione per una risposta che non arrivava.
E poi… tutto in una carezza che sfiorava il suo volto, e la sua mano che accarezzava il suo seno, e tutto era solo un ricordo di una passione soffocata nel nome di niente.
Assaporava sulle sue labbra, le labbra di lei, sentiva sul suo corpo la sua fragranza, quel profumo che l’inebriava, quei baci che li univano e li alienavano dal resto del mondo, quella forza che era nella loro unione.
Ed ora, per colpa delle sue debolezze aveva perso tutto, tutto quello in cui credeva, per appoggiare il nulla.
In quei giorni, ritornò in lui la forza, e la voglia di vivere, e combattere per ciò in cui credeva… lei.
Così incontrò uomini, ma pochi rivide di nuovo, e pochi poterono narrare ciò che avevano fatto, e seppur nell’anonimato rimasero nel cuore di molti.
[1] Nella versione originale era presente subito dopo il seguente periodo: “Sboccia un fiore e appassisce, l’amore muore sul nascere, ma si spera che continui all’infinito.
[2] Nelle versione originale si era preferita la parola: “cosa”.
[3] Nelle versione originale si era usata l’espressione: “…che solo alla fine sarebbe rinato”.
[4] Nella versione originale era presente subito dopo il periodo: “Prima della fine, un matrimonio nel segno dell’amore o del “duce” senza possibilità di ripensamenti o con un’unica alternativa la morte per mano oscura” .
[5] Nelle versione originale: “…a un essere che credeva di essere un condottiero ma in realtà con la forza e l’illusione aveva ammaliato un popolo poco compatto”.
[6] Non presente nell’originale.
[7] Nell’originale: “Suo padre era morto in quel Caporetto per difendere una nazione entrata in guerra per desiderio di pochi ma forti che non comprendevano le conseguenze di un massacro”.
[8] Nell’originale: “Cresciuto senza un padre vedeva nello stato e nelle sue istituzioni solo strumenti del male e di interessi borghesi che prescindevano dall’utilità pubblica”.
[9] “l’uomo e la sofferenza che…”.
[10] “…fascista”.
[11] Nell’originale: “ventiquattresimo”.
[12] “…come diceva quel letterato di cui conosceva la teoria ma non il nome”.
[13] Nell’originale: “Si era creato una famiglia o meglio sapeva che l’avrebbe avuta e solo dopo il nuovo incontro ne ebbe la certezza”.
[14] Nell’originale: “La incontrò dopo tanto tempo ma non sapeva quanto, non poteva essere lei era più di quanto si ricordava e più di quanto si meritasse”.
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